Design team: Architrend Architecture
 

Gaetano Manganello, Capogruppo
Carmelo Tumino, Progettista
Marco Garfì, Collaboratore
Simona Tumino, Collaboratore
Vincenzo Bruni, Collaboratore
Federica La Terra, Collaboratore

Sandro Bracchitta Artista

Sac. Girolamo Alessi Liturgista

Data: 13 Luglio 2017

Identità, Riconoscibilità, Memoria, Bellezza, Accoglienza, Gioia, Spiritualità, Amore verso Cristo e verso i Fedeli. Il vecchio parroco  era emozionato, dopo tantissimi anni, ritornava sui luoghi che lo avevano visto partecipe di una straordinaria avventura, la costruzione di una nuova Chiesa intitolata al  Cuore Immacolato di Maria, nel Villaggio Mosè ad Agrigento. Il villaggio era sorto come un agglomerato di case semispontaneo, senza un disegno, senza spazi per le persone, senza servizi. La nuova Chiesa sarebbe dovuta diventare un punto di accoglienza e di riferimento per gli abitanti del luogo. E lo era diventata. Gli abitanti del quartiere erano felici di avere una nuova chiesa e un nuovo centro parrocchiale, le attività erano numerose, il parroco conduceva il suo ministero con entusiasmo e con devozione. Nella sua mente adesso risuonavano questi pensieri, una nuova Chiesa era sorta nello stesso luogo della sua vecchia Chiesa. Sulla scorta della sorpresa e dell’emozione di un luogo ritrovato, pensava all’importanza di queste parole chiave. La nuova chiesa ricostruita nello stesso luogo della vecchia, demolita perché non sicura nelle sue strutture portanti, evocava l’identità del luogo, sia attraverso la sua forma primaria, che mediante l’utilizzo del materiale per eccellenza di Agrigento, quella pietra arenaria con la quale erano stati costruiti i templi dell’antica colonia greca di Akragas. Davanti alla nuova Chiesa, non c’era più una spianata asfaltata, ma una nuova piazza pavimentata con la stessa pietra, la piazza era anche un sagrato che finalmente dava respiro alla facciata della Chiesa, prima a ridosso della strada. Il comune di Agrigento aveva accolto le richieste della Parrocchia e contemporaneamente alla nuova chiesa era stata costruita la nuova piazza, un luogo pubblico importante e utilizzato da tutti gli abitanti, con  alberi che portano frescura nei mesi estivi, panchine per sedersi e un parcheggio per le macchine posto a lato. La Chiesa era riconoscibile come tale, moderna ma con una nuova facciata che evocava la memoria della vecchia Chiesa demolita. E’ importante la memoria dei luoghi e il modo di evocarla. Per il vecchio parroco la nuova Chiesa evocava la sensazione di vivere di nuovo nei luoghi a lui più cari. La nostalgia dei primi anni del suo ministero lo colse all’improvviso. Era tornato e si sentiva a casa. L’interno era accogliente, sia il soffitto che le pareti ed anche il pavimento erano in pietra. Questo dava un senso di calore e di stabilità, all’interno la luce disegnava lo spazio. Al colmo del tetto due tagli di luce formavano una croce luminosa. Alcune lampade in ottone sospese sull’aula liturgica emanavano una luce calda, simile a quella delle candele delle vecchie chiese. Grande fu la sua sorpresa, quando scorse sulla parete di fronte all’ingresso, l’altare, il mosaico della vecchia chiesa e il crocifisso. Erano stati ricollocati e perfettamente integrati nella nuova aula. Le panche in legno, poste a ventaglio, convergevano verso l’altare, analogamente all’assemblea dei Fedeli che si unisce al Sacerdote. Gli arredi sacri, l’ambone, la sede presidenziale, il tabernacolo, il fonte battesimale, erano stati realizzati interamente o in parte con l’ottone, materiale che emanava una sensazione di calore e di bellezza, valorizzando con il loro semplice disegno e con l’evocazione di elementi della tradizione (la conca, la casetta, la spiga) lo spazio interno della chiesa. Nulla era stato perduto, anzi molto era stato acquistato, principalmente la Bellezza dei luoghi, emanazione della Bellezza di Dio. Il vecchio parroco pensò che la Chiesa del Cuore immacolato di Maria era diventata di nuovo il punto di riferimento del quartiere. Questo lo rese felice.

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